Giornata lunga ma oziosa, impegnata in passeggiate lungo il mare, in una crocierina di un'ora e mezza e in una visita lampo alla Amerigo Vespucci (il sogno di una vita).
Quindi posso dedicarmi a un po' di pensieri sparsi, a qualche riflessione dettata dalle esperienze di questi giorni.
Prima di tutto, qui lo standard comunicativo delle persone e' gia' quello solito. Ti saluta qualcuno per strada - piu' spesso quando entri a curiosare in un negozio - ma in generale il clima e' drogato da questa ondata di velamaniaci da tutto il mondo. Quando nel 1995 qui e' stata portata la Coppa per la prima volta, si e' scatenato una specie di effetto Genova/G8: non hanno fatto nascondere i panni stesi ad asciugare, ma hanno drasticamente alterato l'aspetto e la fruibilita' del porto, che fino a quel momento aveva ospitato quattro pescherecci, due barchette da diporto e otto friggitorie di pesce. Via, spazzato via tutto ed hanno costruito la splendida marina che oggi si vede: appartamenti megalusso, hotels, boutiques, posti barca per transatlantici. Come mi raccontava Concetta, quando attracca una nave da crociera, lei non vede piu' fuori dalla finestra di casa sua - se e' fortunata, riesce a parlare con il signore che occupa la cabina con balcone in corrispondenza del suo salotto. Tutto ingigantito, tutto vitaminizzato, grazie all'America's Cup. Come dicevo al capitano della Pride of Auckland - una barchetta a vela che fa il giro della baia - ormai in Nuova Zelanda le ere si misurano in prima e dopo la conquista della Coppa. Sarebbe un disastro se Alinghi se la portasse via - per poi difenderla dove? Nel Lago dei Quattro Cantoni, pensavo io. Dove pagheranno di piu', mi ha ricordato Markus, che essendo svizzero e facendo il revisore a queste cose fa piu' attenzione.
Fuochi di paglia.
Parliamo un po' di un altro luogo comune: le polinesiane. Bene, per me la festa e' finita, qui - tutte queste simil-inglesine biondine e slavatine mi battono certamente a mani basse (era educativo sentire i commenti dei marinai della Vespucci su certe visitatrici...), ma il prodotto indigeno? Tutti hannno in mente il Bounty, il tamure', le collane di fiori. Sapete che Auckland, tecnicamente parlando, e' la piu' grande citta' polinesiana del mondo? Ebbene, quello che Marlon Brando non sapeva, ma che certamente ha scoperto poi - in parte sperimentandolo su se stesso - e' che le popolazioni di ceppo polinesiano tendono geneticamente all'OBESITA'. Ebbene, cari signori, se in Fantasia ci sono gli ippopotami con il tutu', beh, cercate di immaginarli con la gonnellina di paglia, ed eccole qui, queste icone del fascino orientale! (tutto questo e' ovviamente detto per pura cattiveria). Il sovrappeso e' generalizzato e soprattutto smisurato. Saranno gli effetti di una dieta stravolta, fatto sta che l'effetto e' devastante.
Amerigo Vespucci
Due minuti di gloria per la Vespucci: bella da morire, tirata a lucido come uno specchio. Manco a dirlo ho attaccato bottone con uno dei raggazzi, il quale stava disperatamente cercando di tradurre il motto della nave "Non chi comincia ma chi persevera". Ma come, non vi fanno fare i corsi di inglese in Accademia? Eh, bisogna averla fatta, l'Accademia. Mi sono fatta spiegare allora come era composto l'equipaggio in questo momento: 250 persone, ma i cadetti ("i ragazzetti") salgono a bordo solo in estate nel nostro emisfero. Per il resto, come sempre, tutto e' in mano ai sottufficiali. E chi lucida? un po' i marinai di leva e, quando ci sono, i "ragazzetti". Chiunque sia, fa proprioun buon lavoro. Ci hanno messo 6 mesi ad arrivare - 4 di vera navigazione - e il pasticcio piu' grosso l'hanno trovato nel mare delle Baleari... uno si immaginava chissa' che avventure nel Pacifico, e invece...
Tanto per rimanere in tema Vespucci, un signore che mi vedeva fotografere le barche mi ha chiesto quale volessi comprare. Ci ho pensato un po' e poi gli ho detto che (in parte) ne avevo gia' una - la piu' bella di tutte. Sono soddisfazioni, si pagheranno le tasse ben per qualcosa...
Televisione
Pubblicita' socialmente utile: la guardia costiera invita i cittadini ai corsi gratuiti di aggiornamento sulla navigazione a vela... si temono gli ingorghi...
Moltissima roba importata dall'Inghilterra: persino Coronation Street, che non si trasmette piu' da anni! In generale anche per i film sono un po' indietro - qui devono ancora uscire pellicole che mi sono ampiamente ripassata in aereo venendo fin qui. In compenso ho potuto apprezzare le belle lezioni di cucina di Nigella Lawson, che come mi raccontava Monica, effettivamente ha un modo molto sensuale di proporre le proprie ricette - tanto da essere censurata...
E allora parliamo di pubblicita' censurata: le lettrici non possono non ricordare lo spot del profumo Lacoste: bianco e nero, ottima forografia, musica intrigante... e soprattutto un gran pezzo di figliuolo integralmente nudo, che di spalle lascia vedere quanto di meglio un uomo in stato di rilassamento puo' mostrare. Ebbene, la versione neozelandese e' stata "riveduta". Il fustacchione qui indossa un paio di pantaloni bianchi, che molto tolgono al senso della pubblicita': infatti cosa pensera' la misteriosa presenza che al termine dello spot entra dalla porta? Sicuramente questa volta potra' fare giusto qualche apprezzamento sulla qualita' del candeggio, ma la cosa finisce li'.
Coriolis
Ho finalmente fatto (due volte) il test: lavandino pieno e piccoli pezzi di scottex. Ebbene, il vortice inequivocabilmente girava in senso ORARIO. Abbiamo finalmente confermato che il signor Coriolis non contava palle.
Cibo
Non ho molto scritto di cibo, in questo pseudodiario di viaggio. Anche perche' la degustazione non rientrava fra gli obiettivi. In Egitto e a Bali l'obiettivo era di non prendermi qualche accidente, facendomi tentare da qualche cibo di strada. Infatti in entrambi i luoghi con un abbondante colazione e un micro pasto alla sera (leggi biscotti o poco piu') sono stata piu' che bene. La logica adottata e' sempre stata quella di mangiare solo quando sentivo fame. E facendo un esame di coscienza ogni volta, la maggior parte dei casi riconoscevo dei puri capricci o delle curiosita' alimentari facilmente reindirizzabili. Sono certamente calata un paio di chili (forse piu') senza nessuna fatica (sono pure abbronzata, insomma uno schianto - peccato che quando saro' tornata tutto l'effetto sara' svanito).
In Egitto devo ricordare la cena con Essam e a casa si Azza - ma non voglio dimenticare anche i Tamiyya (i felafel in egiziano) che il maitre dell'Hilton mi fatto fare "espresso" quando ha notato che ne stavo lasciando uno nel piatto. Lo avevo preso al buffet, ma era freddo e non tanto buono. Non le piace? No, e' buono, forse e' un po' troppo speziato... e il maitre si e' scapicollato a portarmi il cuoco, che me ne ha preparati ben 8 su misura, caldi caldi, stupendi - ne ho mangiati quattro e sono uscita rotolando dal ristorante. Memorabile Hilton.
Qui ad Auckland ho voluto provare il vino. Di Waiheke si dice che e' l'isola dei vigneti. In generale in Nuova Zelanda si sta assistendo allo stesso rinascimento enologico che si sta verificando da noi... ma, ahime', la materia prima non e' la stessa! Sono andata ad un ristorante sul porto (un chiodo fisso) e mi sono fatta un pezzo di filetto da 200 grammi, cotto fai-da-te sull'ardesia calda. Ho chiesto del vino per accompagnarlo - Pinot Noir (ho chiesto se era vinificato in rosso, prima di andarci subito su... hai visto mai? dopo il lambrusco bianco bevuto a Londra...) - piu' di 10 dollari (11.000 L. e sblisga) ma veniva dalla provincia di Nelson ed era il migliore della lista. Carne ottima, vino pessimo - alcoolico ma piatto. Diciamo che bere al calice non e' un gran bere, ma francamente per il costo di una pizza mi aspettavo di meglio. Chiusa la parentesi enologica.
Blackout
Con domani alle 16.00 (in Italia saranno le 4.00 del mattino), comincia il blackout per il mio cellulare - niente chiamate, ma ancor peggio niente SMS. Vado in una landa incivile popolata da frequenze aliene e bizzare. Quindi rimane solo l'e-mail (donatella_sono_io@yahoo.it) o... potete farmi avere i messaggi al Waldorf Astoria - ce ne e' solo uno a New York. (come qualcuno mi ha fatto notare, anche aziendalmente la scelta dell'hotel e' corretta... meglio di cosi' poteva esserci solo un Armonk Astoria o un Segrate Astoria) - trovate voi il modo, sarebbe bello trovare vostre notizie nella mia casella di posta laggiu'.
Tornero' online con il telefono giusto giusto il giorno del mio compleanno, il 24 alle 7 del mattino, meridiano di Greenwich questa volta.
Per il resto la saga di questo sito continua!
Il viaggio della mia vita!
Tutto quello che posso pubblicare mentre sono in giro per il mondo
Friday, January 17, 2003
Una freddolosa come me si e' presa un mezzo accidente e sta andando avanti a Zerinol da due giorni - ma siamo sempre qui, in piedi, immarcescibili come sempre!
La giornata a Waiheke e' stata di puro relax - ho preso il traghetto, quindi una volta sull'isola un bus e sono arrivata nella spiaggia piu' lontana: Onetangi. Spiaggione infinito pressocche' deserto - ma brezzolina fresca che mi ha messo subito di sospetto. Avendo passato la notte precedente con i brividi e il pastiglione, era il minimo. Cio' nonostante ho eretto una barriera con le mie borse e me ne sono stata a prendere il sole per citrca quattro ore. Nonostante la crema abbronzante fattore 20 sono riuscita lo stesso ad ustionarmi la caviglia sinistra - evidentemente lasciata scoperta dalla protezione (un po' la storia di Achille o di Sigurd...). Mi brucia ancora come se l'avessi esposta alla fiamma viva. Sara' il buco nell'ozono, che qui si dice sia piu' ampio, a causa dei gas intestinali delle pecore (sul serio, non sto scherzando)
Waiheke e' l'isola preferita dagli abitanti di Auckland - molti ci vanno in vacanza, molti ci si ritirano in pensione. Le coste sono cosi' frastagliate che il mare appare talvolta da un lato, talvolta dall'altro, facendoti un po' perdere l'orientamento - la strada asseconda i su e giu' dei coni vulcanici di cui e' formata l'isola - alla fine della corsa un po' di mal di mare e' comprensibile...
E' certamente un'isola tranquilla: ad Oneroa, il centro piu' grande, se cosi' si puo dire, niente ricorda una localita' mondana - d'altra parte qui il massimo della vita sono le casette di legno con il portico e i flower pots appesi davanti alla porta d'ingresso.
I neozelandesi si arrampicano e si buttano dappertutto - ad Auckland si puo' salire sull'Harbour Bridge e percorrerlo SOPRA le automobili. Si possono raggiungere i 270 metri della Sky Tower dall'INTERNO dell'ultimo pilone d'acciaio, tutti imbragati e con tanto di guida. Si puo' fare rafting nell'oceano, oltre che in ogni fiume disponibile... insomma, nati per l'azione!
Oggi, non ancora del tutto guarita, ho deciso di prendermela comoda: ho fatto un abbonamento giornaliero e mi sono spostata in bus. Ho visitato il Museo di Auckland - reperti maori, anche di dimensioni ragguardevoli: interi edifici, canoe da guerra, ornamenti abiti, imbarcazioni a vela. Rimane impressionante per me la sezione dedicata alla seconda guerra mondiale. Sara' perche' anche gli inglesi sono ossessionati allo stesso modo da quel periodo, sara' perche' io appartengo a questa mezza generazione e della guerra ho sempre sentito parlare da mia madre e da mio padre (che mi raccontava le sue imprese belliche per farmi addormentare... ma si addormentava lui...), insomma, rimango sempre impressionata - anche perche' il museo e' un monumento alla memoria dei caduti neozelandesi e fa impressione vedere nell'elenco delle battaglie la conquista della linea dell'Idice - poco piu' che un torrrente vicino a Bologna. E nel cimitero degli Inglesi vicino a casa mia ci sono anche neozelandesi sepolti...
Tanto per tirarmi su di tono, sono tornata nel cuore pulsante della Auckland di oggi: Viaduct Harbour, il villaggio dell'America's cup. Mi sono passata in rassegna tutte le "basi" degli sfidanti e di TNZ - tutti con il loro spaccetto di merchandise... Tutti tranne Prada, che non vende nulla a nessuno: non una maglietta, non un portachiavi... dei veri signori, direi... e comunque issano la bandiera piu' grande del porto e vedere un cosi' bel tricolore fa sempre bene a chi e' lontano da casa (certe botte patriottiche le possono indurre solo i bersaglieri, di solito...)
La base di Alinghi e' ben di piu': ci sono giochi (del tipo: misura-quanto-sei-bravo-ad-issare-lo-spinnaker) e schermi giganti e pannelli informativi... grande dispendio senz'altro (il sig. Bertarelli, il capo del "sindacato", come si chiama qui la squadra, e' il proprietario della Serono, per chi e' interessato al business), oltre che un bel negozio che vende i vari parafernalia. Ho fatto ovviamente spese - e la gentile signora che mi chiesto se quello che avevo provato andava bene mi ha domandato da dove venissi. Dall"Italia. Italiana 100%? Si' . Anche io. E cosa fai qui in mezzo agli svizzeri? Ne ho sposato uno che si e' trasferito qui per lavoro... rapide chiacchiere e poi ci siamo salutate.
Ero gia' abbastanza a pezzi, ma ho fatto lo stesso una scappata a Devonport. Sobborgo di Auckland, e' adagiato sulla costa a nord e per arrivarci si deve prendere il traghetto. Il luogo e' incantevole: una bella passeggiata lungomare, casette edoardiane, grandi ciuffi di ortensie ed una panorama stupendo ad ogni svolta della via. Questo golfo e' veramente ricco di prospettive, non ci stancherebbe mai di guardarsi attorno.
La passeggiata a Devonport dura poco piu' di un'ora ed e' tempo di passare di nuovo in hotel. Un breve riposo e poi fuori di nuovo: stasera voglio farmi un birrino al Loaded Hog, il pub che si trova giusto sulla marina. Prendo il mio bus, arrivo, pago la mia mezza pinta, giro lo sguardo e chi ti incontro? la fanciulla dello spaccio di Alinghi.
Concetta, figlia di una siciliana e di un potentino conosciutisi in Svizzera, e' la moglie di Markus, che stava bevendo qualcosa insieme a lei, Markus lavora per PriceWaterhouseCoopers (guarda come e' piccolo il mondo), fa il revisore e con Concetta abita accanto all'Hilton di Auckland, proprio sul Prince's Wharf. Ci siamo raccontati un po' di cose, abbiamo bevuto un altro drink, ci siamo fatti qualche foto e poi ci siamo salutati... quando fra sei mesi torneranno a San Gallo (dopo due anni di permanenza in Nuova Zelanda) perche' non provare a rivederci?
Come mi ha raccontato Concetta (e sono felice che lo abbia fatto) qui ad Auckland non e' sempre domenica: in tempi non di regate l'ambientino e' piuttosto smorto, i neozelandesi soprattutto i piu' giovani si ubriacano il venerdi' e il sabato sera, quando piove e' un disastro. Markus mi diceva che l'atteggiamento rilassato anche nel business non sempre gioca a favore - certi clienti ci marciano un po'
Insomma, Concetta e Markus torneranno a San Gallo e saranno contenti di farlo. E' utile avere questo tipo di confronto, quando si vede tutto con occhi stellati...
E tanto per la cronaca, Alinghi ha vinto ancora su Oracle - adesso sono 4 a 1 e se tutto va bene domenica la Louis Vuitton Cup potrebbe essere terminata... se Alinghi ne vince un'altra...
Domani pomeriggio - navigazione nel porto con the e pasticcini sulla Pride of Auckland e domattina, se ce la faccio, visita all'Amerigo Vespucci.... vediamo a che ora comincia la fila...
Wednesday, January 15, 2003
Eccomi qui agli antipodi, sperando che il collegamento tenga... finalmente una bella postazione in hotel, ma senza costi terrificanti come a Bali.
Vado con ordine
Parto da Singapore e mi trovo come compagno di viaggio un medico ayurvedico di ritorno dall'India - di Auckland, potrebbe essere un bel contatto, ma ahime', non c'e' un grande feeling: non era granche' espansivo e cosi' dopo poche parole ci siamo persi al recupero bagagli. Poco Male. Arrivo in hotel scodellata da una sorta di taxi collettivo. tutto liscio come l'olio: il sole splende, l'hotel non e' una favola (direi che e' il peggiore finora - sempre con due letti... questo per tutti coloro che non hanno voluto prendermi sul serio riguardo a metterci solo i voli...), ma e' dignitoso.
Parto alla esplorazione di Auckland, calando verso il porto.
Auckland mi e' stranamente familiare ed al tempo stesso aliena: cio' e' dovuto all'aspetto che talvolta ricorda Londra (ma le palme ad Hyde Park non ci stanno proprio benissimo), talvolta una citta' di mare diciamo... di lusso. Arrivando alla marina mi beo della vista dei grattacieli: quello di HP, quello di PriceWaterhouseCoopers, quello di Oracle, il palazzo di Deloitte... per fortuna oggi ho trovato ache la sede IBM, cominciavo a sentirmi frustrata. Qualcuno faccia sapere a Mario Lavizzari che il palazzo dell'Elsag non l'ho proprio visto, peccato.
La Sky Tower (piu' di 300 metri) mi guardava da lassu'... ma quella e' un'altra storia.
Il primo impatto con il porto e' da favola - gli yacths sono tantissimi ed lussuosissimi - un bellissimo Philanderer con bamdiera di George Town (sapete dov'e' George Town: mica in Nuova Zelanda, sta alle isole Cayman... devono essere tutti dei grandi appassionati di vela alle Isole Cayman, dato che gli abitanti si sono tutti trasferiti qui...) attracca DI POPPA (sara' stato lungo una volta e mezzo una barca da regata - se sono 90 piedi.. era 135, ma convertite voi...) con tender e tutto senza il minimo sforzo, si apre come una portaerei - i mariani tutti belli tutti abbronzati... e i passeggeri parlano inequivocabilmente romanesco...
Mi passo per primo il museo maritttimo - si trova proprio sul porto - e nel fare cio'... vedo la Amerigo Vespucci in tutto il suo splendore! nel museo sono esposte le canoe dei maori fino ai motori fuoribordo degli anni 50: ci sono enormi modelli di navi che riproducono i piroscafi dei tempi dell'immigrazione, addirittura e' ricostruita una cabina della prima epoca: compreso il rollio ed il sinistro cigolio del fasciame.
I neozelandesi, come tutti i popoli senza storia, sono dannatamente nostalgici: nel museo e' riprodotto anche un "bach", una sorta di bungalow molto spartano che costituiva la seconda casa sulla spiaggia di molti abitanti di Auckland - tavolo di formica, frigorifero bombato e radio a valvole inclusi.
Mi affaccio ad una delle finestre del museo e cosa vedo: Adriatica! ebbene si', ormeggiata qui, probabilmente aspetta di tornare indietro con una seconda serie di Velisti per caso...e' stato un po' come ritrovare un parente in un luogo lontano.
Qui si vive di pane e America's Cup - Team New Zealand (TNZ per gli amici) e' il coccolo della nazione, molto di piu' che la Nazionale di calcio da noi: qui in quanto a nazionalismo non scherzano niente - si vedono certe pubblicita' di persone vestite di nero che marciano insieme... A parte le immagini reminescenti di altre ben piu' inquietanti, il movimento che era stato creato per sostenere TNZ contro i "traditori" passati agli svizzeri (leggi lo skipper Russell Coutts) e' stato sciolto: si chiamava Blackhearts (motto: Country against Money) e erischiava di esasperare un po' lo spirito della Coppa. Qui i risultati delle finali fra Alinghi e Oracle sono appesi ovunque - e per chi non lo sapesse oggi Alinghi si e' portata sul 3 a 0. La Louis Vuitton Cup (come si chiama questa fase) e' ovunque - impossibile sfuggire... devo ammettere di aver guardato la regata oggi pomeriggio (rimandata dal matttino per assenza di vento) - ma gallina beccami se ci capisco qualcosa - ma tutta sta tattica dov'e'? Ho pure fatto la replica con il Virtual Spectator dentro al pub sulla marina - ma piu' che provare la birra locale non ho fatto... insomma, io sulle barche preferisco fare la zavorra.
Stamattina ho provato l'ebbrezza della torre - ci si puo' anche fare bungee Jumping, se volete - mi son0o vista passare davanti una tipa piu' o meno verso i duecento metri... ma la torre e' straordinaria per la vista che offre sulla baia. QUESTO POSTO E' UNA FAVOLA! e dall'alto ho visto la Vespucci rimorchiata fuori dal porto allontanarsi e spiegare le vele, ho visto le due Alinghi uscire per la regata... in un paesaggio di isole, coni vulcanici, parchi, marine...SONO INNAMORATA! ho raccattato giusto un depliant di una societa' che fa consulenza a chi vuole immigrare... e comunque l'IBM qui c'e'! E la SAP sponsorizza Team New Zealand (un signore oggi mi e' stato molto grato quando gli ho spiegato che accidenti fosse quella sigla sulle vele...).
Il clima e' fresco - la vera estate e' a febbraio - ma una freddolosa come me va in giro traquillamente in pantaloncini.
Domani prendo il traghetto e vado sull'isoletta di Waiheke... che ci scappi una nuotata?
Monday, January 13, 2003
Ecco qui l’aeroporto di Singapore – ho preso un paio di ore di collegamento, tanto devo aspettare fino alle 20,30 e purtroppo il tour organizzato della citta’ era gia’ completo. Mi piace questo posto. Come la mia amica Costanza, mi entusiasmano I luoghi che non dormono mai e qui non esiste ora per I pasti, per il sonno, per partire o per arrivare. Tutto a ciclo continuo, in una eterna primavera di orchidee e piante verdi. Il Pc e’ Samsung e devo dire che e’ una scheggia in confronto alla lentezza penosa ed incerta dei collegamenti di Bali. Quando avro’ finito, andro’ a massacrare il mio conto ancora un po’ cercando la macchina fotografica digitale.
So che molti si domandano MA NELL”EMISFERO SUD L”EFFETTO CORIOLIS, ALLORA, DA CHE PARTE FA GIRARE IL VORTICE DEL LAVANDINO? Cari Riccardo, Cinzia, Nicola e Chiara, che vi siete posti il dubbio amletico, sappiate che io il test l’ho fatto – a Bali al primo tentativo inequivocabilmente il vortice girava in senso ANTIORARIO. Ho cercato di ripetere il test, ma con risultati indecifrabili. Lo scarico mandava bolle, insomma, non potrei scommetterci ancora. Faro’ la controprova ad Auckland domani. Ma voi tutti, intanto, fate una verifica seria su cosa succede nell’emisfero nord.
Bilancio ad oggi: Egitto batte Bali per la gente (Azza mi scrive tutti I giorni, sapete?) – a Bali potrei anche tornare, ma certamente mi organizzerei diversamente – dato che laggiu’ come ti muovi paghi, conterei di piu’ sui miei contatti locali – che adesso ho – anzi, Suki, l’uomo dell’agenzia, mi mandera’ tutti I suoi dati perche’ io possa fargli un po’ di pubblicita’. E comunque, se tornassi, farei un contratto con un certro massaggi e TUTTI I GIORNI mi farei mettere le mani addosso da queste maghe balinesi. Non sempre Lulur, ma esistono anche varianti meno radicali…
E domani la Citta’ delle Vele! Il museo di storia marittima, la marina, il giro della baia… Nicola, non sei ancora svenuto? Velisti nerboruti ovunque! (questo, Nicola, so che ti entusisma di meno).
E’ proprio vero che sono le persone a fare I luoghi e non viceversa. Il mio soggiorno a Bali si e’ chiuso trionfalmente grazie al signor Morita. Bella casa in stile balinese con giardino curatissimo, due domestiche ventenni residenti - Mr. M. passa la giornata andandosene in giro sui rollerblade (se li e’ messi per fare le foto con me – cosi’ sembro piu’ alto, mi ha detto). Torna dalla famiglia in Giappone una settimana ogni due mesi - dice che fa bene al matrimonio. La signora M. e’ una campionessa di softball e come I suoi figli non ama I paesi con troppi insetti e troppi gechi – quindi se resta a casa e continua a praticare softball pallavolo e golf. Abbiamo fatto mille fotografie. Poi Mr. M. mi ha accompagnato dal cambiavalute di fiducia e per un giro di Kuta. Ed eccola qui questa strana coppia, che parla giapponese come riesce, a spasso per il mercatino di Sanur e fra I souvenir dozzinali di Kuta: l’ometto giapponese di 1,58, in pantaloncini e ciabatte infradito, secco secco, che tutti conoscono e salutano… e la stangona italiana, rossa come un gambero per il sole della mattina. A Kuta ritrovo la Rimini del Sud Pacifico – non posso fare altro che congratularmi con chi fa tutti questi km dall’Italia per trovare esattamente lo struscio della Romagna. Un automobilista con I baffoni, mi si affianca nella coda e suona il claxon – da dove vieni? Dall’Italia. Le donne italiane sono molto belle – e prosegue. Ecco qua: mentre I nostri maschi latini prediligono le piccoline compatte, forse piu’ maneggevoli, che danno loro un senso di sicurezza e superiorita’, qui agli antipodi, quelle alte come me sono merce rara: qui sono io la bella straniera, e’ davvero un successo senza compromessi. Che I bassetti abbiano piu’ coraggio?
Viktor e Viktoria
I miei vicini di sdraio – certamente zio e nipote. Lei ventenne biondina formosetta con lo sguardo furbo. Lo zio di tutte le Russie, gravido di tre gemelli, intorno ai 50, Rolexone, catenone. Da dove venite? Dalla Russia. Da quale parte della Russia? Mosca (e me lo dice come se non potesse esserci un altro luogo in Russia da cui venire). Business man, ogni tanto capita a Voghera. Simpatico, ma con qualcosa di inquietante. – comunque tanto affettuoso con la nipotina. Zii cosi’ non se ne vedono tanti…
Pannicelli caldi per l’anima
Wayan, bagnino balinese ventiseienne. Da dove vieni? Dall’ Italia. Da dove in Italia? Milano (taglio corto) Ah, grande squadra di calcio! Quanti anni hai? 39. A Bali un uomo di 26 e una donna di 39 sono ok. Interessante. Mi piacciono le donne italiane, a 39 sono belle come a 20 (capito bene? Evidentemente le balinesi decadono come I metalli pesanti). Sei single? Si’. Bene, non e’ bello quando arriva il marito e ti picchia nel sonno.
Massaggiatrice balinese, mentre ti sta cospargendo di yogurth: “ Ah, good body, beautiful!” – mi e’ piaciuto il tono: lo stesso che ha lo stalliere nel rivolgersi al cavallo mentre lo striglia.
Televisione
Ogni notte piove a catinelle – e allora si guarda la televisione.
Pubblicita’ di shampoo e di dadi da brodo.
Giochini a premi con telefonate.
Serate country con indonesiani vestiti da cow boys
Carrellate documentatissime sul campionato di calcio italiano di serie A.
Talk shows e sit coms divertentissime, a giudicare dalle risate.
Boxe con commenti in cinese.
Preview di films che non vedro’ mai (ma anche I trailer di The matrix – Reloaded)
Telegiornali in francese e tedesco.
Filmoni di Bolywood e sceneggiati che mettono in scena il Mahabharata.
Lulur
Attenzione – quanto segue ha contenuti forti che potrebbero turbare chi ha scelto una vita di ascesi.
Tutti conoscono l’idiota barzelletta dell’esploratore catturato dai cannibali. Viene messo di fronte alla scelta fra la morte e una incomprensibile alternativa (chiamiamola Lulur). Temendo un fato peggiore della morte l’esploratore sceglie di essere sgozzato. Il capo cannibile ammirando il suo coraggio lo guarda con approvazione e sentenzia. “E sia – avrai la morte – ma prima… Lulur!”
Con questa storiella in mente ho deciso di provare il Lulur giavanese. Un trattamento tradizionale di bellezza e rilassamento. Sono entrata nelle terme dell’hotel: un piccolo giardino, un portale scolpito di pietra, una grande statua di Ganesh. Mi conducono in una piccola stanza dall’aspetto rustico – pavimento di pietra, un lettino, una doccia, una vasca in un angolo. Mi spoglio e mi sdraio a pancia in giu’, accomodando il viso nell’apposita apertura. E cosi’ aspetto, contemplando il pavimento. Quando la gentile signora comincia a pizzicottarmi I fianchi, penso che forse non e’ stata una buona idea. Mi preparo a soffrire. I pizzicotti continuano, su e giu’ per la schiena. Ma quando finalmente la signora comincia ad attingere ad uno dei suoi prodigiosi unguenti, ah, inizia il paradiso! Forte e veloce, la massaggiatrice mi lavora la schiena con un’energia deliziosa, quindi le spalle e le braccia. Mi sento un po’ sciocca a sorridere al pavimento, ma non posso farne a meno – e’ fantastico!
Quindi la gamba: la pianta del piede, poi dito per dito, il polpaccio, la coscia – la natica: un’apoteosi! Non sono mai stata cosi’ contenta di aver due gambe, per il gusto di sentire la massaggiatrice cominciare con l’altra. Dopo il recto, il verso: il collo , il seno, la pancia - con grande delicatezza, via discendendo. Infine le mani: il palmo, poi dito per dito. Un’ora di pura estasi… la morale da trarre potrebbe anche essere: : E’ il lubrificante che fa la differenza” – nei massaggi come in tanti altri aspetti della vita.
Quindi la gentile signora mi cosparge di una poltiglia giallo-curcuma: acqua tiepida in cui sono disciolti (ma non troppo) aromi e farine vegetali. Dopo avermi trasformato in Eldorado, mi lascia ad asciugare per una decina di minuti. Quindi con un vigoroso massaggio rimuove lo strato dorato rappreso… e con esso un dito della mia pelle!
L’avete mai fatto con una raspa da legno? Di fatto il Lulur richiede un po’ di stoicismo, ma il meglio deve seguire… una bella doccia calda, quindi la signora mi cosparge di… yogurth! Una sensazione indescrivibile! Ah, un grandissimo viaggio! Dopo una seconda doccia, mi attende una vasca colma di acqua calda e petali di fiori… mentre sono in ammollo converso con la massaggiatrice. Da dove vieni? Dall’Italia. Sei sposata? (se gli rispondi di essere single gli hai gia’ massacrato meta’ della conversazione) No. hai fratelli? Tutta la genealogia segue. Mi fa poi bere un oscuro infuso aromatico. Mi aiuta ad asciugarmi, mi rivesto, mi accompagna all’uscita. Due ore indimenticabili.
In parte riconciliata con Bali grazie allo stupendo sito di Uluwatu (tempio insignificante, posizione mozzafiato) cerco di rimettere insieme, dall’aeroporto di Singapore, quanto ho perso.
Mercanteggiare
Ma quanto accidenti ho speso! Piango come il coccodrillo, ma davvero questo modo di trattare sul prezzo io lo odio proprio. Dimmi quanto cazzo costa, se mi va bene lo compro e finita li’. Passare tanto tempo a parlare di denaro e’ insopportabilmente volgare, eppur in Oriente rifiutarsi di trattare e’ impossibile. I prezzi sono talmente gonfiati da essere incomprensibili e per giunta il commerciante si sentirebbe offeso addirittura se non si accettasse la trattativa e si tagliasse corto. Mi manca Azza, una vera campionessa: prima regola, non mostrare troppo interesse. Quindi affermare di aver visto lo stesso articolo ad un prezzo piu’ basso soltanto una strada piu’ indietro. Se il negoziante tentenna e tiene duro, negare il contatto visivo e cominciare ad allontanarsi. Di solito il negoziante corre dietro e accetta l’offerta. Tecnica impeccabile quella di Azza, bravissima anche nelle smorfiette di disgusto con le quali si allontana… no, tutto questo per me e’ troppo odioso e quindi piango.
Bali and Co
La giornata e’ stata all’insegna delle mete classiche. Made continua a scarrozzarmi in giro gentilmente, di tanto in tanto mi propone qualcosa ma senza insistere. Oggi danze tradizionali balinesi. Uhm. Panorama sulla caldera di uno dei vulcani dell’isola. Uhm. Tempio con fonte sacra. Uhm. Made forse fatica a capire perche’ mi entusiasmano di piu’ le risaie a perdita d’occhio, il riso disteso ad asciugare lungo le strade, le gabbie con i galli da combattimento, i villaggi dove si producono mobili o statue, ma non si vende ai turisti direttamente. Nel tempio della fonte sacra ho realizzato che i templi balinesi sono tutti con uso di cucina. Quello che vi si celebra, infatti, piu’ ancora che una divinita’, e’ la comunita’. Nel tempio del villaggio ogni casta si ritrova: si prega, si portano offerte, si suona, si danza, si cucina e si mangia.
Ingegneri e invidia
NEL TEMPIO HO CONOSCIUTO UN INDIANO, UN DISTINTO SIGNORE CON I BAFFI CUI STAVO IMPALLANDO LA TELECAMERA, INTENTA COME ERO A FARE ABLUZIONI PURIFICATRICI CON L’ACQUA DELLA FONTE. Quando gli sono passata accanto lasciandogli libera la visuale mi ha chiesto se avevo espresso un desiderio. No, nessun desiderio, perche’, dovrei? Da dove viene? Dall’Italia, e lei? Dall’India. Da quale parte dell’India? Dal nord, vicino al Kashmir. Sono stata in Rajasthan due anni fa. E’ andata a Jaipur? Si’. Con che mezzo? In treno. Allora non ha percorso la strada che ho costruito io. Ingegnere? Si’. Anche io. Quale ramo? Elettronico. Ma ora casalinga. Ma neanche per sogno. Sposata? No. Io sono sposato. Mi ha stretto la mano e ha continuato le sue riprese. Fine della conversazione. Il modo con cui mi ha detto di essere sposato mi e’ rimasto indecifraile: rimpianto per esserlo? Tristezza perche’ io non lo sono? O invidia per lo stesso motivo? Non lo sapro’ mai.
Parliamo di invida, che sento turbinare intorno a me in vortici irrequieti. Molti dei voi mi hanno espresso invidia per questo viaggio: ma ci avete pensato bene? Io sono qui, nella mia squallida solitudine, mentre il sole splende sulle interminabili spiaggie dorate di Bali, rendendomi inutile e pensando alle prossime mete, voi , intanto, nell’algido lucore della neve conquistate metro per metro la coda verso l’ufficio, dove vi renderete insostituibili per la vostra azienda, lavorando indefessamente dalle 8 alle 12 ore. Poi, stanchi ma certi di aver contribuito alla prosperita’ della nazione, tornate a casa dove vi attende l’accorta sollecitudine di vostra moglie/ marito, la gioiosa confusione creata dai vostri frugoletti, il conforto del desco famigliare dove gusterete gli usati sapori.
Come potete avere dei dubbi? Sono sicura che saprete apprezzare quelli che sono I veri valori…

